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Anche nell’udienza di ieri, mercoledì 30 ottobre, al tribunale di Ivrea, Davide Osella Ghena, l’operaio 33enne della cartiera di Mathi, in lacrime ha ribadito che Fatmir Ara non l’avrebbe ucciso lui. Ovvero non sarebbe stato lui a premere il grilletto del fucile che ha sparato contro l’imprenditore 44enne, originario dell’Albania e residente a Mathi, il cui corpo fu trovato nel settembre 2022 nelle campagne di San Carlo.
Spaventato, Osella Ghena durante il riesame ha raccontato per l’ennesima volta che a sparare contro “Miri” sarebbero stati degli albanesi che poi avrebbero minacciato lui e l’avrebbero costretto ad addossarsi la colpa del delitto. «Albanesi – ha spiegato alla corte – che farebbero parte di una banda composta da 70-80 membri attiva nelle zone di Porta Palazzo e che farebbero base in un locale in corso Francia». L’operaio – che in un primo tempo si era addossato la responsabilità dell’omicidio, dopo 16 ore di interrogatorio – ha di nuovo raccontato di questi albanesi riconoscibili perché avrebbero tatuato sul braccio sinistro un pugnale con un serpente. Una tesi che per l’accusa non sta in piedi, anche perché la pm Elena Parato ha sempre evidenziato come, secondo l’accusa, ci siano gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’imputato che, in questi due anni, prima durante le indagini e poi nel corso del processo, ha fornito ben otto versioni differenti di quello che sarebbe accaduto all’imprenditore albanese ucciso.
Nella storia si ricorda che a parte Davide Osella Ghena sono anche imputati la sorella Barbara e l’amico Andrea Fagnoni, per il quale è stata disposta una perizia psichiatrica. Il 33enne di Mathi adesso si trova in una struttura protetta. La prossima udienza è fissata per il 7 gennaio e la sentenza dovrebbe arrivare entro lo stesso mese. (r.cro.)